Un ospite smarrito nei piani troppo lunghi di Los Angeles

30 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 31 GEN 20
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Los Angeles è sviluppata su misura per i piani lunghi: non ha skyline, per cui ogni prospettiva diventa panoramica; con le sue lunghe e piatte prospettive che la fanno sembrare interessante nella forma e inafferrabile nella sostanza. Proprio quei lunghi campi, però, rendono complicata la vita, perché il prezzo da pagare è la distanza. Distanza da tutto. Vivere a Los Angeles è un viaggio perpetuo, dove le destinazioni più banali diventano mete esotiche. Io non mi ci sono mai abituato veramente. Non son mai riuscito ad adeguarmi ai ritmi locali, agli orari di pranzo e cena, ai programmi alla tv. Sono un ospite, da vent’anni, resto un ospite in una città senza mente, che favorisce l’impresa privata alla sopravvivenza pubblica. Guardo dal balcone la scritta di Hollywood che mi ricorda puntualmente dove vivo. In una città senza monumenti architettonici veri e propri, questo è l’unico tributo pagano all’eternità. E sta lì a ricordare che tutti sono venuti qui con un sogno, e basta.
Qui l’arte non è mai chiusa in se stessa, si apre a nuovi linguaggi e nuove discussioni. Perfetta per chi ha il talento di trovare le persone. Sfortunatamente, il nostro tempo sta per scadere, queste mille battute volgono al termine, eppure mi sembra di non aver raccontato ancora niente di questa grande signora misteriosa. E, forse, l’unica maniera per svelarne il fascino, è interrogare i suoi protagonisti. Uomini e donne il cui talento ha contribuito a rendere questo ritaglio di deserto, germogliato dall’acqua rubata all’agricoltura, la città più iconica del nuovo millennio.
Piero Golia, artista, vive a Los Angeles dal 2003